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Esperienze infermiere

Giornalino

Esperienza di due infermiere della Neonatologia in Svezia

Federica (35 anni) e Laura (46 anni) lavorano nel reparto di Neonatologia dell’Azienda Policlinico di Modena già da diverso tempo. Nell’anno 2005 è stata data loro l’opportunità di intraprendere un percorso formativo, in collaborazione con l’Università di Lund in Svezia, denominato NIDCAP acronimo di Neonatal Individualized Developmental Care and Assessment Program.
Di cosa si tratta? Abbiamo sentito dalle dirette interessate la loro esperienza. “Innanzi tutto appena abbiamo avuto a che fare con questo progetto non avevamo ben chiaro quale fosse il suo intento. Dobbiamo subito dire che l’immediata curiosità ci ha portato a guardare sulla cartina geografica dove si trova Lund. È situata nella Svezia meridionale vicino a Malmoe. Nel nostro immaginario doveva essere una graziosa cittadina… NIDCAP e quel susseguirsi di nomi in inglese…, una lingua che francamente ahinoi non conosciamo, non era un inizio promettente.
Solo adesso al termine della prima fase del progetto, culminato con questo viaggio, cominciamo ad aver ben chiaro cosa significhi e tenteremo di spiegarlo. Il metodo NIDCAP permette la messa a punto di un programma assistenziale personalizzato volto a favorire il benessere globale del neonato e della sua famiglia. All’inizio del programma, abbiamo ricevuto in reparto la visita della dott.ssa Agneta Kleberg infermiera, nostra Trainer svedese, la quale ci ha indicato la prima fase del percorso (della durata di un anno e mezzo) costituito da una ventina di osservazioni ai neonati del nostro reparto, effettuate durante le più diverse manovre assistenziali: dal cambio di un pannolino alla sostituzione del tubo endotracheale. Il tutto sarebbe stato relazionato da noi su carta stampata seguendo “il protocollo NIDCAP” che, a livello europeo, prevede una serie di domande guidate e da indicazioni sulle possibili risposte. Importante è poi lo spazio destinato ai suggerimenti e alle considerazioni personali che vengono a maturarsi al termine dell’osservazione. Nelle intenzioni della dott.ssa Kleberg, questo modo di rapportarci in maniera organica alle reali necessità dei neonati sarà, per il futuro, di grande aiuto a tutto il Federica, Dott.ssa Agneta Kleberg e Laura personale del reparto, medici e fisioterapisti compresi, in tutte le occasione di interazione con il bambino.
Un particolare aiuto è stato fornito dalla fisioterapista Natascia Bertoncelli, già stata in precedenza a Lund, la quale, oltre ad essere nostra tutor NIDCAP in Italia per questo progetto, unica del gruppo a conoscere molto bene la lingua inglese, ci ha supportato e “sopportato” nelle nostre interazioni con la dott.ssa Kleberg. Dopo questa doverosa premessa, eccoci al coronamento di questa prima fase e cioè il viaggio “premio e di istruzione” nell’omonimo reparto della clinica universitaria di Lund nella quale da anni è stato iniziato il percorso NIDCAP e dove risiede la dott.ssa Kleberg. È stata un esperienza molto positiva e stimolante.
Il viaggio, impreziosito dalla presenza di Natascia che oltre alle competenze professionali NIDCAP univa l’incarico di addetta alle “pubbliche relazioni”, è iniziato all’alba di venerdì 24 novembre: partenza in treno da Modena per Roma, in aeroplano fino a Copenaghen ed infine in automobile fino a Lund. Il ritorno era previsto per domenica 26 novembre a tappe invertite. Alle 7,30 del giorno dopo ecco finalmente l’incontro con la dott.ssa Kleberg, pronta ad accoglierci.
Quando siamo arrivate all’ospedale era molto buio e ancor più buio quando siamo uscite poiché, in Svezia le ore di luce in questa stagione sono veramente poche. Entrate al secondo piano di una moderna palazzina, un largo corridoio bianco con stanze a destra e sinistra definiva il reparto. Ci ha subito stupito il silenzio che vi regnava: non un suono, non un rumore, non uno squillo di telefono, non un pianto di un neonato. Le persone presenti sembrava si sussurrassero le parole. Un reparto per noi irreale, ma che allo stesso tempo infondeva tranquillità a chiunque entrasse; la nostra agitazione e preoccupazione per la giornata da affrontare andavano scemando.
Dopo aver preso tutto l’occorrente, ci siamo apprestate con la dott. ssa Kleberg a fare la nostra osservazione. In una stanza di terapia intensiva era presente il bambino soggetto del nostro esame: qui la luce era soffusa, gli allarmi dei monitor bassissimi. La nostra osservazione è durata più di un’ora, peraltro trascorsa velocemente. Nonostante il neonato fosse piccolissimo, ci è sembrato tranquillo anche quando, sollecitato dalle manovre assistenziali, tendeva naturalmente ad agitarsi: l’infermiera infatti era pronta a coccolarlo e contenerlo in maniera che si tornasse a stabilizzare il prima possibile. Successivamente abbiamo dedicato la rimanente parte della giornata alla stesura della nostra osservazione sotto la guida della nostra Tutor la quale ci ha sollecitato ad annotare ogni seppur minima problematica riscontrata al neonato.
Tutto questo ci ha portato ad un immediato confronto con il lavoro svolto a Modena e con quanto si dovrà in seguito affrontare. L’occasione è stata inoltre propizia per lo scambio di utili consigli operativi da portare, tramite le nostre esperienze, nel nostro reparto di provenienza. Trascorsa questa giornata di lavoro la dott.ssa Kleberg, molto professionale per tutta la giornata, dopo essersi complimentata con noi per i risultati raggiunti, ci ha formalmente comunicato il passaggio alla fase successiva del percorso NIDCAP. Ci ha inoltre esposto l’impegno ed il lavoro da eseguire per i mesi successivi; probabilmente fra un anno, mediante un ulteriore esame finale potremo essere accreditate infermiere NIDCAP per il nostro reparto. In concreto: cosa ci rimane di questa prima fase NIDCAP e di questo viaggio? Innanzitutto la tranquillità e la naturalezza, la calma e la dedizione con la quale il personale di servizio del reparto neonatale (evidentemente non in carenza di organico) espleta la propria attività. L’importanza che hanno i genitori nell’assistenza al neonato è evidenziata dagli spazi a loro dedicati. Ad esempio: vicino ad ogni culla vi è un’area dove sono collocate delle poltroncine, la mamma può restare all’interno del reparto tutto il tempo che desidera ed esistono addirittura alcune stanze dedicate alla famiglia nelle quali, per tutta la durata della degenza del neonato, è possibile soggiornare e pernottare. Ovviamente, nel poco tempo di permanenza nella struttura è stato possibile apprezzare solo i lati positivi del servizio nella sua globalità, pur immaginando, come espostoci in maniera molto velata, che permangono anche per loro aree soggette ad ulteriori miglioramenti. Un impegno assunto, almeno con noi stesse: se vogliamo professionalizzarci appieno, dobbiamo obbligatoriamente meglio conoscere la lingua inglese.
Il nostro viaggio, brevissimo ma veramente intenso ed interessante, è stato importante per calarsi e confrontarsi con un’altra realtà, forse l’opposto della nostra e anche se quotidianamente si compiono piccoli passi “nel” nostro reparto, “per” il nostro reparto auspichiamo modi di lavorare meno stressanti, con un senso di concreta elevazione che ci consenta di paragonarci a quello di Lund. In tal senso siamo disposte ad impegnarci. Sentiti ringraziamenti al Direttore Prof. Fabrizio Ferrari, alla caposala Giovanna Cuomo i quali si sono dimostrati convinti fautori del protocollo NIDCAP”.

Federica e Laura
Infermiere della Neonatologia



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