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Madagascar

Giornalino

Madagascar, appunti di viaggio

Fianarantsoa: un nome dal suonoaspro, che a fatica impari a pronunciare; una città nel cuore del Madagascar che, partendo dalla capitale Antananarivo, si raggiunge in una giornata di viaggio sui taxi-brousse, piccoli pulman stracolmi di gente ed unico mezzo di trasporto pubblico, percorrendo una delle poche strade asfaltate che attraversano l’isola.
Rispetto ai ritmi occidentali, il tempo ha una dimensione diversa in Madagascar, perché le giornate sono scandite dalla luce del giorno: iniziano all’alba con un improvviso riversarsi di gente lungo le strade delle città, dove un susseguirsi di bancarelle danno la sensazione di un mercato improvvisato e itinerante, in cui è possibile vendere ed acquistare cibo e beni di consumo. Nelle campagne i mezzi di trasporto sono rari e la gente si sposta a piedi, percorrendo quotidianamente decine di chilometri: donne con i loro carichi portati sul capo, oltre al figlio sulle spalle, avvolto negli scialli; bambine con il loro fratellino sulla schiena, in preparazione al ruolo materno che avverrà in tarda adolescenza; scolari al mattino presto e nel pomeriggio con la loro cartella sulle spalle, che impiegano alcune ore per raggiungere la scuola e tornarsene a casa.
I campi sono coltivati manualmente a riso, senza mezzi meccanici e nelle anse dei fiumi le donne lavano i panni e li stendono ad asciugarsi sulle sponde, che così diventano macchie variegate di colori.
Giornate che si prolungano pigramente con la luce del sole e si concludono quasi bruscamente al tramonto, perché la corrente elettrica è presente solo nelle città principali. C’è un’espressione che riflette questa dimensione del tempo, dove gli spostamenti avvengono a piedi e gli impegni sono meno pressanti: “mora-mora”, che in malgascio significa piano-piano, ovvero senza eccitazione, senza l’ansia di dover concludere in fretta quanto stai facendo; ma mora significa anche facile, semplice, perciò questa espressione trasmette l’idea che comunque, con un po’ di calma e di pazienza, riuscirai a concludere quello che hai iniziato.
Proprio nel centro di Fianarantsoa un gruppo di volontari modenesi della Polisportiva Corassori, coordinata dall’entusiasmo e dalla perseveranza di Francesco Cimino, medico nella nostra città, ha deciso di dedicare risorse ed energie per ristrutturare un convento ed adibirlo ad Ospedale Pediatrico, l’unico in tutto il Madagascar. Lentamente, in sintonia con lo spirito malgascio, e cioè “mora-mora”, quello che sembrava un sogno si è trasformato in realtà: il 5 novembre 2006 è stata inaugurata la Clinica Pediatrica intitolata ad Alfeo Corassori, primo sindaco di Modena.
Una delegazione modenese, guidata del nostro sindaco, ha partecipato a questa inaugurazione, in cui le autorità di governo malgasce hanno stretto un saldo legame con la nostra città, oltre a condividere l’impegno per dare consistenza ad un progetto di collaborazione per la cura delle malattie in età pediatrica.
A Fianarantsoa ora c’è un ospedale pediatrico, grazie ai fondi raccolti dai modenesi, alle attrezzature dimesse, ma ancora efficienti, donate dai nostri ospedali e soprattutto per merito di volontari che con abnegazione hanno dedicato i loro sforzi per questo progetto, inserendosi senza rumore nella comunità malgascia e condividendone difficoltà, contrasti, aspettative.
La delegazione a cui ho avuto l’onore ed il piacere di partecipare come rappresentante della Pediatria e Neonatologia Modenese, mi ha portato a conoscere una realtà di impegno sociale e di volontariato che non può che suscitare profonda ammirazione.
In Madagascar l’aspettativa di vita è di circa 50 anni ed un bambino su sette non sopravvive oltre i 5 anni (la mortalità infantile è stimata probabilmente per difetto attorno al 9.5%). Nonostante il clima temperato e la vegetazione florida, con foreste tropicali e numerosi corsi d’acqua, la malnutrizione e le malattie infettive, dalla tubercolosi alla malaria, colpiscono i bambini e continuano a mietere vittime, soprattutto nelle campagne e nelle foreste, dove la rete sanitaria nazionale non può arrivare per mancanza di strutture primarie, quali mezzi di comunicazione, acqua potabile, educazione. In Madagascar oltre il 50 % della popolazione vive sotto la soglia di povertà di 1 Euro al giorno e gli aiuti internazionali o istituzionali raramente sono indirizzati verso quest’isola, che a lungo è stata colonia francese; andando però in Madagascar si incontrano numerose testimonianze di volontariato, quasi tutte ad impronta religiosa.
All’inaugurazione della Clinica Pediatrica di Fianarantsoa non poteva mancare Laura, una dottoressa di Torino, chirurgo all’Ospedale Le Molinette, che da oltre 10 anni trascorre le sue ferie nei villaggi più interni del Madagascar: da Fianarantsoa prosegue in taxi-brousse per altre 6 ore di strada sterrata fino ad un paese del sud, quindi con un traghetto risale il fiume per altre 8 ore e finalmente arriva in un villaggio dove ha contribuito alla costruzione di un centro di cure, punto di riferimento sanitario per un’estesa area dove il servizio sanitario nazionale non riesce ad arrivare. Anche Enrico è giunto da Novara per assistere al taglio del nastro dell’Ospedale Pediatrico: Enrico è un farmacista di Novara, con una carica di entusiasmo contagioso: si è fermato solo 3 giorni ed ha portato con se dall’Italia una incapsulatrice per preparare farmaci e galenici a dosaggi pediatrici, ed ha già addestrato alcune farmaciste locali ad utilizzarla.
In Madagascar molte donne muoiono ancora di parto, con conseguenze drammatiche per i neonati le cui possibilità di sopravvivenza senza la propria madre sono quasi nulle. Suor Annunziata da oltre 20 anni ha fondato a Fianarantsoa un Orfanotrofio, che attualmente ospita 380 bambini dall’età di pochi mesi a 16 anni, sottraendoli ad una morte certa. Alla domanda se non le viene nostalgia dell’Italia la sua risposta è disarmante: “come potrei abbandonare tutti i miei bambini”. E io sono certo che non rivedrà più l’Italia, perché preferisce essere circondata dal sorriso di quelli che considera i suoi figli. Nella sezione dei più piccoli ci sono 2 gemelli di pochi mesi, che pesano oggi poco più di 2 Kg. Sono nati prematuri, probabilmente con un peso alla nascita inferiore ai 1500 gr, e sono stati abbandonati sulle soglie dell’Orfanotrofio. Suor Annunziata li ha curati tenendoli al caldo, senza incubatrici, senza flebo o sondini naso gastrici e li ha nutriti con piccoli sorsi di latte utilizzando un cucchiaino e confidando nella buona sorte o forse, usando le sue parole, “fiduciosa in una grazia del Signore”. Ora entrambi stanno crescendo e succhiano dal biberon: hanno una possibilità di vita su cui nessuno avrebbe osato scommettere. Ma forse il personaggio più affascinante a Fianarantsoa è padre Zocco, un gesuita di origine siciliana ormai ottantenne, rispettato e conosciuto in tutta l’isola. Padre Zocco è in Madagascar da circa 50 anni ed oltre al suo ruolo di religioso, ha saputo creare una falegnameria che esporta mobili rustici di palissandro, di ottima fattura in tutta l’isola, offrendo opportunità di lavoro alla popolazione locale.
Quando Francesco mi ha invitato a partecipare alla delegazione modenese in Madagascar mi ha confidato che questo viaggio umanitario mi avrebbe fornito l’opportunità di osservare una realtà diversa dalla nostra, ma non mi aspettavo certo di toccare con mano testimonianze così forti e limpide di impegno sociale. Il giorno del rientro in Italia mi è stato regalato un telo dalle tinte accese, chiamato “Lambaoani”, a tessitura artigianale e colorazione naturale; sul bordo c’è una scritta: “raha tiako, tsy havekako” ed ho chiesto a Laura di tradurmela. Significa “quello che si ama non si deve lasciare”. Questa frase esprime la dedizione e la generosità con cui Francesco ed i volontari della Polisportiva Corassori con l’iniziativa “la vita per te” hanno saputo fare sino ad oggi e continueranno a fare in Madagascar.

Dr. Bruno Mordini
Neonatologo



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