Giornalino
"Il team Vincente della Neonatologia di Modena"
Lettera tratta dal Policlinico news
Al monitoraggio degli indici rappresentativi dell'attività ospedaliera, si possono ricavare dati sulla qualità e l'efficienza delle cure prestate. Solo quando siamo direttamente coinvolti riusciamo a dare il giusto valore a quei dati!
Sono Enrica Corvino, amministrativo dell'Azienda Policlinico, desidero condividere la mia esperienza positiva di mamma, perché troppo spesso si evidenziano le sconfitte dei nostri professionisti, non considerando che ci sono tanti altri casi clinici, disperati, che riescono a risolvere con successo. Un sentito grazie a tutti i reparti coinvolti, in minima o massima parte, nella nascita e nella sopravvivenza del mio piccolo Antonio.
Antonio era un bambino che tutti davano per spacciato.
Alla 24° settimana di gravidanza il dottor Vincenzo Mazza (Ginecologia e Ostetricia) si accorse che c'era un rallentamento di crescita dei bambino e ampi tratti di assenza dei flussi diastolici sull'arteria ombelicale: in altre parole mio figlio era in grave sofferenza fetale, che lo avrebbe portato in poco tempo alla morte o a danni permanenti a livello cerebrale.
Iniziò il nostro incubo con tre possibili alternative di fronte: lasciarlo morire dentro di me, farlo nascere sapendo che sarebbe morto subito dopo, oppure abortire per non farlo più soffrire.
La dottoressa Stefania Vecchi (Ginecologia e Ostetricia), che non ringrazierò mai abbastanza per tutta la professionalità e l'affetto dimostratomi, iniziò a farmi fare tutti gli esami e le terapie possibili. Fu grazie a lei che ebbi il primo contatto con un neonatologo il dottor Claudio Rota, il quale con tanta sensibilità mi fece capire che un bimbo di 460 grammi e di solo 24 settimane non era ancora pronto a lottare per la vita visti i suoi organi poco maturi: bisognava quindi guadagnar tempo.
Riuscii ad arrivare alla 26° settimana di gravidanza e lì il dottor Vincenzo Mazza fu catastrofico: arresto di crescita, assenza di flussi diastolici. Quelle parole mi fecero molto male, ma oggi lo ringrazio perché la sua diagnosi precisa e precoce è stata determinante.
Concepire un bimbo è un dono di Dio, noi genitori siamo solo strumenti, pertanto mio marito ed io decidemmo di dargli la possibilità di venire al mondo. Informammo la dottoressa Vecchi della nostra decisione che ci consigliò allora di procedere con urgenza. Si stabilì inizialmente la data dei 19 marzo 2001 poi con l'aggravarsi della situazione, il cesareo fu anticipato al giorno 16.
Quella mattina oltre a tutto il personale della sala parto, c'era Don llario sacerdote dei Policlinico a cui avevo chiesto di battezzare il bambino prima della sua morte e un'équipe della Neonatologia.
Nacque così Antonio, un ranocchietto di soli 580 grammi che entrava in una mano, sorprese tutti, pianse, fece pipi, dimostrando subito la sua voglia di vivere, la dottoressa Maria Federica Roversi (Neonatologa) procedette ad intubarlo e subito dopo fu trasferito in terapia intensiva neonatale.
I primi giorni furono molto critici: era un bambino prematuro e dismaturo, continuamente seguito dall'équipe guidata dal prof. Fabrizio Ferrari. Il dott. Giancarlo Gargano con molto tatto ci illustrò le sue condizioni, ci disse che ci aspettava un periodo duro con alti e bassi, e che sarebbe stata una grande sfida alla quale si univano anche tutti loro.
Seguirono diverse complicazioni, ma Antonio era in buone mani. Il giornopiù bello fu quello in cui un'infermiera lo prese dall'incubatrice e lo appoggiò sul mio corpo all'altezza dei mio cuore: la chiamano "Marsupioterapia'', fu un momento di grande emozione, potevo finalmente sentirlo di nuovo mio.
E' sorprendente vedere come il battito dei cuore della mamma stimoli il bimbo a lottare per vivere.
In quei tre mesi fummo circondati da persone che capiscono e rispettano la sofferenza dei genitori, la psicologa dottoressa Marìsa Pugliese è un valido supporto per chi vive quella drammatica esperienza.
I medici, le infermiere hanno orari di lavoro massacrantí in caso di assenze dei colleghi lavorano ininterrottamente anche per intere giornate e sebbene dai loro volti traspaia a volte la stanchezza, sono sempre vigili e professionali. Non ci sono casi che possono essere lasciati sulla scrivania per essere risolti l'indomani, ci sono bambini un po' meno fortunati degli altri che lottano per la sopravvivenza.
L'esperienza di ben 3 mesi consecutivi in Neonatologia mi ha permesso di capire che se in quei reparto il tasso di mortalità si è ridotto notevolmente è perché dietro a quelle macchine sofisticate e complesse di cui dispongono, ci sono persone altamente qualificate che operano con tanto amore, che davanti ad un'emergenza diventano un gruppo, ognuno da il meglio di sé, ogni bimbo salvato è una vittoria per tutti.
Antonio, mio marito ed io ringraziamo tutto il personale, in modo particolare il professor Ferrari, guida carismatica per tutti, i medici e le infermiere che hanno seguito direttamente il nostro caso tra cui il dottor Alberto Berardi, che il giorno 8 giugno 2001 ci comunicò che Antonio era ormai pronto a spiccare il volo con le sue ali, potevamo andare tutti insieme a casa.
Mi sono chiesta allora perché non far sapere a tutti, proprio nelle vicinanze dei Natale che al Policlinico di Modena c'è una capanna, al settimo piano, dove ogni giorno si compiono tanti piccoli miracoli.
Oggi Antonio ha 20 mesi, è un bambino sano, sereno e una speranza per quei genitori che vivendo situazioni simili, sono nella disperazione.
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Grazie
Enrica Corvino